Franco Battiato: Inneres auge

Inneres auge

(2009)

“Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce”

In un mercato discografico che si rivolta sempre più su se stesso, proponendo cover spesso improbabili, Franco Battiato esce con un disco nuovo. Anzi, no.
A essere sinceri, si tratta di un disco che contiene solo quattro brani inediti, alternati a sei canzoni rivestite di nuovi arrangiamenti.
Ma la notizia non è tanto questa. La notizia è nella presa di posizione, al momento l’unica ufficiale (se si escludono la presenza al “No B. Day” di cantanti come Roberto Vecchioni e Fiorella Mannoia) nel panorama discografico italiano: una presa di posizione contro i “governanti”, già avvenuta in passato con il brano “Povera Patria“. Presa di posizione che ha visto alcune radio boicottare il brano che intitola il disco.
La differenza sostanziale, tra “Inneres auge” e “Povera Patria”, credo si possa sintetizzare in una parola: speranza. Mentre in Povera Patria Battiato sperava in un cambiamento, in questo brano sembra essersi rassegnato, affidandosi alla spiritualità come unica via d’uscita. Non a caso, il titolo tradotto in italiano significa “Occhio interiore”.
E tramite questo “terzo occhio”, si affronta il decadimento del genere umano (“U cuntu”), il massacro cinese dei monaci tibetani (“Tibet”, canzone già conosciuta da chi ha visto qualche concerto dal vivo) e un omaggio a Fabrizio De André (“Inverno”), cantautore mai rimpianto abbastanza.
Continua ai testi la collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro (uscito di recente nelle librerie con “Del delitto”, per conto della Adelphi).

Tracklist:
01. Inneres auge (inedito)
02. Un’altra vita (nuova versione)
03. Inverno (inedito)
04. No time no space (nuova versione)
05. L’incantesimo (nuova versione)
06. Haiku (nuova versione)
07. La quiete dopo un addio (nuova versione)
08. Stage door (nuova versione)
09. Tibet (inedito su album)
10. ‘U cuntu (inedito)

INNERES AUGE

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c’è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce…
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato…
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

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