A Buzz Supreme (Vol. 1 e 2)

(2009)

A Buzz Supreme non è altro che un’affermata società di Promozione, Edizioni Musicali e Management che, con un brano ciascuno degli artisti italiani con cui collabora, ha allestito due compilation, scaricabili gratuitamente dal loro sito. Di seguito, la descrizione del loro ufficio stampa. Per scaricare le due raccolte, basterà cliccare su A Buzz Supreme.

A Buzz Supreme 2009 (vol. 1)

L’opera si apre con “Il canto del bidone” di Musica per Bambini, sensazione verbale e teatrale uscita per Trovarobato giusto un anno fa, un trio a suo modo unico nella gamma delle possibilità, come un Rodari che compone per l’industrial con la morale illuminista sullo sfondo, senza mai rinunciare all’essere fiaba dantesca. Procede “Cavalcata parte 1” della Eterea Post Bong Band, già anthem di culto nelle discoteche grazie al remix di Ricky L, sincope morriconiana “per sbaglio” che la dice lunga sull’impressionante forza cinetica del quartetto scle-dance più volte omaggiato su queste pagine. In traccia 3 una degli elementi pregiati in forza alla scuderia ABS, quella Beatrice Antolini – qui con “Sugarise” – capace di figurare sulla copertina del Mucchio Selvaggio in virtù della propria originalità a stento definibile. A stretto giro di posta, la rivelazione stagionale Samuel Katarro, giovanissimo alternativo bluesman toscano che sta per conseguire proprio a Faenza il premio “Fuori dal Mucchio” per il miglior esordiente nazionale: un’interpretazione, quella di “Dead man on a canoe”, che non ammette repliche. Degli Hollowblue di “You cannot stop” si è trattato assai di recente su Indie-Eye, un altro franco e convinto lavoro per la band livornese dall’ispirazione americana; qualche parola in più per i fiorentini The Hacienda, che fin dalle prime battute di “1 AM” dimostrano la propria affezione ai club inglesi fra ritmi diretti e melodie sofisticate, come se i Kinks fossero vissuti negli anni Ottanta, dimostrando filologia e senso del singolo di qualità, eleganza e classe sopra la cintola e movimento irrefrenabile al di sotto. Ben più difficile definire il nuovo corso degli East Rodeo, quartetto italo-croato -anche in questo caso la griffe appartiene alla Famosa Etichetta Trovarobato – che della sperimentazione a 360° ha creato la propria cifra distintiva – “Puz” è a dimostrarlo con la sospensione jazz che all’improvviso diventa temporale noise per placarsi con l’arcobaleno. Altro tenore col cantautorato rock di Paolo Benvegnù e Marco Parente, uniti sotto la sigla Proiettili Buoni: “Colori addosso” graffia con stile e lascia addosso le parole nella coerenza con la tradizione italiana, nomi che sono una garanzia per l’audience del settore e non solo. Preprodotti dal musicista bresciano sono i Murièl dell’album “Cosa decide?”, coi contributi anche di Tommaso Cerasuolo (dei Perturbazione) e Lele Battista che configurano il progetto quale afferente al pop ricercato, memore della scuola di Max Gazzè come fossero ragazzi di bottega cinquecenteschi! “Solo lei”: Alessandro Grazian, eroe del tilacino e paladino dello xenodochio, è ospite frequente fra queste righe e col recentissimo EP “L’abito” si è consolidato ancor più nel proprio ruolo di capofila, appartato e fuori dal tempo, di una nuova possibile canzone d’autore ligia alla letteratura e alle arti visive. Prima presentazione su Embassy invece per il duo La Blanche Alchimie, la cui “1941” cammina sulle classiche nuvole d’archetto così poco italiane e forse manco europee, borghesi e metropolitani, malinconici e retrò dall’educato sentore Blonde Redhead. Analogamente alteri ma più oscuri, misteriosi e affascinanti compaiono i bresciani Joujoux d’Antan che si vogliono bene come dei figli: “Nel mio armadio” esalta la vocalità strania di Marco Tonincelli e giustifica il trasporto giapponese di Sean Lennon e Yuka Honda, loro mentori e protettori. L’intervallo è scoccato da “L’anno del toro” dei redivivi Marquez, giusto qualche giorno fa esposti in anteprima con l’EP omonimo, preludio all’album che uscirà nel febbraio prossimo, sempre sotto l’egida di A Buzz Supreme.

A Buzz Supreme 2009  (vol. 2)

Altra intro di lusso con i Mariposa, grossi calibri in forza alla comunicazione ABS, il cui album omonimo è di diritto tra i migliori dell’annata che va a chiudersi: “Clinique veterinaire” vede la presenza di Daevid Allen dei Gong accanto ai “musici componibili” che si sono ritrovati a Bologna da diverse regioni ed esperienze. I Baby Blue sono una band su cui il management di Sbaragli e Vergani punta molto, e “Took me long” dice di un’eccellente voce blues femminile in un contesto brado lasciato ai germogli spontanei di vecchio r’n’r rugginoso, falsetto subdolo e ossessivo stomp strumentale, in linea con la revancha delle forme classiche sul tessuto prettamente indie degli ultimi anni. La Debora Petrina di “Pool story” è una compositrice a tutto tondo, eclettica negli ambienti praticati e ironica con se stessa e con l’uditorio: pure “In doma” viaggia filato nelle classifiche di fine anno, regalando l’impressione che la carriera dell’artista padovana sia solo ai primi atti del successo. Spostandosi di pochi chilometri, i vicentini Sarah Schuster con “More” seguono i passi dell’indie-rock internazionale innervato di vigore e macchie sporche, Yeah Yeah Yeahs non foss’altro per la forte predominanza femminile: e quel la-la-la del ritornello è killer. Altra novità degli ultimi mesi, pure veicolata da canto di donna, è “Heartbeater” dei Philomankind, ingiustificati amanti del genere umano vicini allo spirito vintage Early Sixties, decisamente floreali e divertiti anche per via della giovane età, che li ha portati a concepire un album di lieve psichedelia ora mancuniana ora votata a un’India da cartolina. La scaletta offre un cambio totale con “Fonometro” dei Metùo, un tempo la si sarebbe detta indietronica emozionale ma nel concept compare una spiccata attitudine all’interazione con le altre discipline (cinema, teatro) e un maggiore adattamento ai repentini stravolgimenti dell’attualità che non vive di ricordi. “The devil in Kate Moss” è un altro pezzo da novanta, non fosse altro che per la firma Julie’s Haircut: i sassolesi da un paio di album a questa parte – i migliori della carriera, secondo l’ambasciatore – si sono attestati su vibranti rasoiate kraute di valvole e loop, oniria capace di farsi stimare sia dai postrocker che dai refrattari all’ambiente indie, uno dei motivi per cui dopo una lunga carriera underground possono stare comodamente oltre la superficie. Ka Mate Ka Ora: i fan del rugby riconosceranno in queste sillabe l’haka dei neozelandesi, gli indierocker sono portati ad associarle a un liquido shoegaze in forma canzone (l’ottima “Calm down”) che lambisce e rasenta il sound 4AD con proprietà e senza naftalina, probabilmente tra le proposte più intriganti del roster. Altri perfezionisti di lungo corso sono i cesenati Aidoru, da pochissimo tornati in auge con l’album “SONGS canzoni – LANDSCAPES paesaggi”: braccio sonoro del Teatro Valdoca, i musicisti di “Albert None” confermano il proprio interesse per gli aspetti più evanescenti del funk da telefilm 70, quasi lounge, interpretati a piè di cattedra con piglio naturale, valore aggiunto non da poco al complesso equilibrio interno al calderone ABS. Coevi in quanto a uscita, nel presente autunno, sono The Orange Beach: “Quoque tu BMW” è un titolo bellissimo che fa il pari con quello dell’album “Fuzz you!”, e cela l’impronta ludica sopra le strutture tese di matrice postpunk prodotte da Kramer, anima di Ween e Half Japanese. Un disco difficile e dal piacere non immediato, contraltato dal valzer rustico del Maniscalco Maldestro, una bizzarra estensione testuale che diventa presto p-funk, western, jazzrock, vaudeville liberty, fuga della mente in chiave Seventies e molto altro, come reso in “Sorridi al muro”: futuro da Mariposa?

Nel sistema di uscite già edite, spicca all’interno di “A Buzz Supreme 2009″ l’anteprima assoluta del prossimo album per Bologna Violenta, cioè il richiestissimo violinista Nicola Manzan (Baustelle, Non Voglio Che Clara, Ronin, Grazian, Magpie e altri) in versione hardcore: “Il nuovissimo mondo” uscirà a gennaio per Barlamuerte. “Il trionfo della morte” lo anticipa in esclusiva su Italian Embassy con l’uso più spinto del campionamento dai dialoghi cinematografici e la consueta, sferragliante barbarie incarnata sul palco da un performer capace di mettere in ginocchio la platea come uno stato di guerra totale, sardonico ghigno del Male tra uno spezzone di documentario e l’efferata realtà tanatologica.

Ultimi due convogli nella carreggiata delle ventisette tracce complessive, Suz e Giancarlo Frigieri coi Mosquitos. Susanna La Polla e i suoi attendenti tempestano di suoni digitali “Shape of fear and bravery” da cui è tratta “Fear”: trip pop, pulsanti Almamegretta periodo “Lingo” e Moloko quale alfabeto universale di metà anni Novanta, con tentazioni jungle e svariate collaborazioni tra cui un’arpa elettrica. Giancarlo Frigieri e Mosquitos dal canto loro rappresentano per il vecchio canovaccio del songwriting e balladeer d’amore dal profondo West, assemblando le liriche del modenese con la storia rock-blues dei ciociari in un connubio naturale e organico: “I’m in love again”, e A Buzz Supreme si prepara per un 2010 di conferme e sorprese.

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