Luca Gemma: Folkadelic

(2010)

“Hai un’idea amore mio di cosa ci può salvare
hai un’idea adatta a noi di cose da moltiplicare
ce l’hai un’idea per l’aldiqua per chi non vuol stare senza
se la pazienza è una preghiera tu dilla per non bestemmiare”


“Mentre ascolto un groove di batteria e basso, che ancora oggi al millesimo ascolto mi mette di buonumore – dice Luca Gemma a proposito del singolo – penso ottimisticamente che nonostante tutta la bruttezza che vedo intorno a me, potremo ancora rieducare i nostri sentimenti alla bellezza, alla grazia e persino a un po’ di silenzio e alla pazienza. E’ che la (ri-)educazione sentimentale ha bisogno di tempo”

Luca Gemma ha iniziato a fare musica nei primi anni ’90, formando con Pacifico i Rossomaltese (band con due album all’attivo e che, tra gli altri componenti, aveva anche Paolo Milanesi). Si è tolto lo sfizio di collaborare e incidere un disco insieme a Steve Piccolo e Gak Sato (Expedition, che all’interno contiene una favolosa versione di ”A day in the life” dei Beatles) e ha scritto varie canzoni per la radio, per la tv, per il cinema e il teatro, oltre a quelle composte per Bobo Rondelli, Fiorella Mannoia, Patrizia Laquidara e Malika Ayane. Luca Gemma è questo e tanto altro ancora

Con “Folkadelic” (PonderosaUniversal) è al suo terzo disco da solista; quinto se si contano anche “Canzoni in Batteria – Vol.1 e Vol.2” (Barlumen Records/2009), usciti solo in digitale e composti da un totale di 52 microcanzoni scritte per le quattro edizioni de “La Fabbrica di Polli”, trasmissione di Radio3Rai. Il nuovo album è stato prodotto da Ray Tarantino, che ha anche curato gli arrangiamenti – insieme allo stesso Gemma – e si è poi divertito a suonare vari strumenti (tra cui una “porta”!) in tutti i brani del disco.

Luca e Ray hanno passato sei mesi a Milano, in un loft della zona Garibaldi (zona che da anni è un continuo cantiere da una parte e il centro del quartiere Isola dall’altra), cercando altre soluzioni, altri ritmi rispetto a quelli che impone la città e che forse avrebbe imposto anche un classico studio di registrazione. Sei mesi passati alla ricerca del suono giusto per le canzoni, a trarre ispirazione dall’ascolto di alcuni degli artisti che sono stati importanti per la loro formazione, da Bob Dylan ai Rolling Stones, dai Beatles a Paul Weller, da Sam Cooke agli Smiths, passando – sembrerebbe – anche per Simon & Garfunkel.

Sei mesi passati alla ricerca di un suono alla Damien Rice, alla Bon Iver. Il titolo del disco è volutamente musicale (“cercavo un titolo che fosse sonoro, come Razmataz di Paolo Conte o Reggatta de Blanc dei Police”, ha dichiarato) e descrive al meglio il suono dell’album: un pop che si contamina di folk e di psichedelia. Ci sono canzoni totalmente folk e altre roots (penso al cambio ritmico che arriva in “Animantiproiettile” o agli inaspettati e improvvisi “scarti” di chitarra e batteria). Il basso di Andrea Viti (Afterhours e Atleticodefina per citarne solo due) e la batteria di Nick Taccori (Cesare Picco, Giorgia) dimostrano un ottimo affiatamento sin dalla prima canzone, non a caso scelta come singolo promozionale: “L’educazione sentimentale”.

Come tutti i dischi incisi da Luca, anche Folkadelic ha una cura particolare per i testi. Le tematiche spaziano: si passa dal senso di incertezza del “cuban-beat” Superstelle (portare pazienza come suggeriscono le stelle o iniziare a usare le mani?) alla fisicità di “Nudi” e de “La canzone della gioia”, al tempo che continua a passare inesorabile, ora con l’intento di proteggere i propri sogni (nel folk-jazz “Killer”), ora affidandosi a una “preghiera” (la bellissima “Che”, chiaro esempio di cosa sia il “folkadelic” che riveste questo disco). Si parla anche dell’amore omosessuale con poetica dolcezza (“Ogni cosa d’amore”), cosa che in Italia nessuno ha il coraggio di fare (no, per favore, non venitemi a citare Povia!) e del continuo desiderare tutto e subito (“Un bambino”, in cui si sente anche la voce del figlio). I desideri: ecco, potrebbero essere loro il filo conduttore che lega i lavori solisti di Luca Gemma.

Folkadelic è un gran bell’album, nel quale Luca usa sapientemente la voce quasi fosse uno strumento aggiunto. Un album diverso dai precedenti e forse anche il più bello. Il disco adatto per ritrovare un po’ di bellezza e di grazia.

Il disco adatto per rieducarsi, se non sentimentalmente, almeno musicalmente…

Tracklist:

01. L’educazione sentimentale
02. Nudi
03. Killer
04. Superstelle
05. Animantiproiettile
06. La canzone della gioia
07. Che
08. Ogni cosa d’amore
09. Un miliardo
10. Un bambino
11. Sei felice?


UN MILIARDO

Signori mani in alto scusate lo spavento
vi ruberò un istante e poi vi rubo il resto
durerà poco se voi sarete buoni con me
sarò bene educato un vero gentleman

Sono un cantante
e voglio un miliardo di euro in contante

Gli dei son stati troppo grandi ma troppo esuberanti
mi han dato molti cuori e sono tutti infranti
è che sono generoso con chi mi ama davvero
insomma ho molte spese come ogni gentleman

Sono un cantante
e voglio un miliardo di euro in contante

Signori grazie a tutti scusate lo spavento
ma l’arte dà i suoi frutti ed è giusto così.

(Pubblicata su Ondalternativa)

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