Saesciant: Andiamo a Zanzibar

(2009)

La prima volta che ho incrociato i Saesciant, è stato qualche mese fa sul sito del Premio Buscaglione. Partecipavano alle selezioni e sul sito si poteva ascoltare una canzone tratta proprio da questo disco. Dopo sei anni dalla nascita della band e dopo diversi singoli (tra cui “Meridionale” e il precedente demo “Sotto certi aspetti”), i romani Saesciant danno alle stampe il primo lavoro ufficiale. Dieci canzoni in tutto che seguono, magari senza nemmeno volerlo, una scia di cantautori che parte dagli anni settanta. La vittoria a Rock Targato Italia del 2003 è lontana e la band ha aggiunto un componente al trio originario, dando vita a un quartetto: chitarra (Marco Pofi), tastiera (Carlo Zambon), basso (Umberto Cutillo) e batteria (Gabriele Morcavallo).

Appena inizia il disco, la prima cosa, anzi le prime cose che vengono in mente sono Edoardo Bennato e Rino Gaetano. Il primo per il modo di cantare, il secondo per il tipo di canzone. Ma continuando nell’ascolto del disco, il cantante Marco Pofi riesce a ricordare molto di più un distratto Alberto Fortis. L’album di “musica ricreativa”, per dirla con parole loro, inizia proprio con “La cameretta” che, come ho già avuto modo di scrivere poco sopra, porta con il pensiero al Bennato più famoso. Altri pezzi degni di nota sono sicuramente il finto reggae che parla di una ragazza madre, “Valentina” e “Terra”. I testi sono scritti con l’intenzione di comunicare un messaggio, che non sempre arriva. Ironia e sarcasmo per parlare di cose “importanti”, cercando di far riflettere (cosa non facile per un popolo anestetizzato come quello italiano).

Il disco ha sonorità inizi anni ’80, ma non suona vecchio come potrebbe sembrare a un primo ascolto distratto. Quindi, se ancora state leggendo e volete un consiglio, vi confermo che passare per Zanzibar può andare bene. In attesa del grande viaggio…

Tracklist:
01. La cameretta
02. Terra
03. Valentina
04. La globalizzazione
05. Nicotina
06. Com’è
07. Mania
08. Zanzibar
09. Mosconi
10. MaLaVolessimo?


(Pubblicata su Ondalternativa)

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