Intervista a Naif Herin

Se dovesse esserci una fuga di cervelli dal mondo musicale italiano (dopo quella già annunciata da Moltheni pochi mesi fa), il nome di Naif Herin sarebbe uno dei primi a venirmi in mente, avendo tutte le carte in regola per “sfondare”, anche fuori dai patri confini. A poche settimane di distanza dall’uscita del disco, ecco l’intervista a Naif Herin che, a nome di Ondalternativa, ringrazio insieme al suo staff per la disponibilità dimostrata.

Com’è nata la collaborazione con Marc Ribot (per la canzone “La ballata del povero Giuda desolato”)?
Marc Ribot è un visionario della musica contemporanea, la sua genialità è nota in tutto il mondo, e chiaramente io lo seguo e lo stimo da anni. A volte capita di conoscersi anche quando non ci si è mai visti prima e la nostra collaborazione nasce da questa alchimia. Marc Ribot è stato capace di inserirsi nel mio mondo musicale come se lo conoscesse da sempre, come un marito che torna a casa e dice “Sono tornato!”, con la stessa semplicità ha saputo valorizzare con le sue chitarre le parti emozionali del mio disco marchiando a fuoco i pezzi con il suo inconfondibile suono. Oltre alla sua impronta nella “Ballata” che hai citato, Marc ha lasciato il suo marchio anche su un altro mio brano che sarà presente nel disco francese di prossima uscita, la nostra è una collaborazione che nasce dalla stima e dall’amore per la musica.

E quella con Paola Turci, con cui hai diviso il palco al Parco della Musica di Roma?
Con Paola ci siamo incontrate per la prima volta a Musicultura, lei si è esibita come guest in forma voce e chitarra durante una selezione e la sua energia mi ha steso, poi le ho aperto un concerto e da lì è nata un’intesa, un’amicizia. Siamo due mondi apparentemente opposti, le nostre vocalità sono inverse, le nostre storie non hanno nulla in comune, forse siamo due persone completamente differenti ma allo stesso tempo così vicine e così affascinate l’una dall’altra. E un’artista di qualità in un Italia difficile, che fa scelte indipendenti e che non tradisce il suo pubblico; in più è una fonte di consigli preziosi!

Hai trovato delle differenze tra il pubblico francese e quello italiano? Tirano un sospiro di sollievo quando si accorgono che non fai la stessa musica di Carla Bruni? (scherzo, è che mi piaceva fare questa battuta!)
Temo di non essere quel genere di musicista italiana che possa piacere ad un presidente, di questo ne sono quasi certa! La mia penna francese non lascia scampo a dubbi o sospetti! Il mio disco oltre alpe è un lavoro di protesta, a tratti velato e a tratti dichiarato. Beh! Innanzitutto i francesi hanno un modo strano di tenere il tempo! Ma a parte questi piccoli accorgimenti il pubblico di tutti i paesi si assomiglia, una volta conquistato si lascia andare e si diverte.

Quali sono gli artisti che stimi e che possono aver influenzato il tuo lavoro?
Sono tanti, e poi sono in continuo studio e venerazione, non solo per i miei predecessori, ma sono affascinata anche dalle nuove frontiere di suono. Limitando il campo alle personalità femminili ti posso citare Maria Callas, Joni Mitchell, Wendy&Lisa, Bjork. Ultimamente sto ascoltando il disco di Charlotte Gainsbourg prodotto da Beck, un ottimo album. Sono un’esperta di musica francofona, questo grazie alla mia emissione radiofonica “RadioNaifÓ che va in onda ogni sabato sugli spazi RadioRai Valdostani che mi permette di essere puntualmente aggiornata sulle novitàÉe qui devo ammettere che la Francia ci batte, la musica emergente francese ha cartucce davvero interessanti, e questo grazie anche al sistema culturale e politico che valorizza e da spazio agli artisti nuovi e non solo commercialiÉdiciamo l’opposto di quello che succede in Italia.

Come avviene la stesura della canzone? Nasce prima la musica e poi il testo?
Dipende, non c’è una regola fissa. Di solito il mio cervello lavora di notte, immagazzina e riordina faccende ed emozioni che mi capitano di giorno, in generale dormo poco, un po’ per questo motivo e un po’ perchè il tempo non mi basta mai. In testa mi rimangono suoni, frasi, emozioni che appena posso prendono forma con l’aiuto di uno strumento. A volte capita che l’idea parta proprio da uno strumento o da una nuova sonoritàÉe poi ci sono i brani che scrivo per altri artisti, qui la faccenda è un pochino diversa, prima devo amare e conoscere il loro universo, poi mi chiedo cosa potrei fare per valorizzarlo, quale potrebbe essere il mio contributoÉse non amo non scrivo.

L’autoproduzione è una scelta obbligata per chi non vuole attenersi alle “regole” del mercato discografico italiano? (mi viene in mente un pezzo di Bassi Maestro dove si dice “Italia mafia della melma discografica – dove i settantenni decidono anche la grafica”).
Questa è la condizione degli “emergenti”, ma noi italiani siamo capaci di fare di necessità virtù! Gli artisti più avviati si appoggiano alle etichette indipendenti, quelli più famosi invece sono ancora legati a quel che rimane delle Major, ma tendenzialmente sono insoddisfatti del loro operato. Staremo a vedere che piega prenderà il nostro mercato, ormai vecchio e  incapace di rinnovarsiÉintanto ci godiamo questa dicitura: “emergenti”, paradossale se si pensa al fatto che sia impossibile emergere in un mercato privo di superficie.

Per fortuna che c’è chi regala qualche ora di lavoro (e chi lo sa se ben retribuito) ai discografici italiani sulle reti televisive, sarei stata troppo in pensiero per loro.

Tornerai a collaborare con la band di Prince?
Ci scriviamo spesso attraverso facebook, ci mandiamo messaggi di auguri per i nostri lavori e per le nostre famiglie. Ora Tommy Barbarella, Michael B. e Sonny T. stanno lavorando per la produzione live di Nick Jonas e sono impegnatissimi. Spero di riuscire, dopo la Francia, a raggiungere il Canada con la mia musica, così sarà più facile ritrovarsi e riabbracciarsi e chi lo sa magari collaborare ancora!

(Pubblicata su Ondalternativa)

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