Il suono che ride

La prima volta che ho sentito parlare de “Il suono che ride” è stato due anni fa. A Napoli, nella galleria Mani Design, figlia dell’ingegno e della tenacia di Simona Perchiazzi, il musicista Giovanni Imparato “suonò” cinque sculture di Riccardo Dalisi, architetto e designer lucano trapiantato nella città partenopea.

Come allora, dietro a tutto questo, ci sono sempre Simona Perchiazzi, famosa anche per essere la direttrice artistica delle recenti edizioni di “Lumin_Aria” nel centro storico di Napoli, e le sculture di Dalisi.

Per chi ancora non lo conoscesse, Riccardo Dalisi è uno tra i più importanti designer italiani. Uno dei pochissimi nati al sud. Famoso soprattutto a Napoli per aver realizzato opere di riqualifica in quartieri degradati, ha lavorato per aziende come Baleri, Glass e la Alessi, che gli commissionò una caffettiera napoletana, poi vincitrice del prestigioso “Compasso d’Oro” nei primi anni ‘80. Come lui stesso avrà modo di dire, “quando disegno un oggetto, disegno qualcosa che serve a comunicare”.

E forse, mai avrebbe immaginato che un giorno le sue creazioni potessero comunicare in questo modo.

L’idea è quasi geniale: che tipo di mostra organizzare per chi durante la sua carriera ha già avuto modo di mettere in scena qualunque tipo di evento con le sue opere? La risposta, buttata lì tra il serio e il faceto, è venuta in mente proprio a Simona: facciamole suonare!

E così, due anni dopo il primo evento in cui il musicista delle sculture fu Giovanni Imparato (percussionista napoletano famoso soprattutto per aver suonato nell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore), ieri è toccato a Maurizio Capone, per una volta orfano dei suoi Bungt Bangt. E a pensarci, non poteva esserci una scelta più indovinata di questa. Capone, con la sua band, infatti è da sempre abituato a suonare strumenti ottenuti da materiali di riciclo. Come a dire che il suono può nascere ovunque. Figurarci da una scultura!

Presso la sede ufficiale del Forum delle Culture, all’interno della manifestazione “Viaggio di ritorno”, Maurizio Capone ha avuto modo quindi di “suonare” le dodici sculture create per l’evento. Dai due metri de “La donna dai capelli sonanti” alle corde di “Un uomo in croce”, passando per “Afflato” e “Filo Spinato”, due tra le sculture storiche di Dalisi.

Un evento capace di lasciare incantati. L’arte del ferro e quella strumentale che diventano una cosa sola. E anche se non è la stessa cosa, in questi tre video potrete ammirare quanta bellezza ancora esiste al mondo. Una bellezza che suona e ci fa ridere.

(Pubblicato su Bravo!)

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