Dino Fumaretto e Elia Billoni: schizofrenia pura

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Dino Fumaretto, pseudonimo del mantovano Elia Billoni, si è fatto notare con il suo recente disco La vita è breve e spesso rimane sotto. Originale e per nulla scontato, questo giovane artista della scena indipendente italiana ha piacevolmente scosso anche noi di PopOn. E l’esigenza di un’intervista è venuta spontanea!

Chi è Elia Billoni e chi Dino Fumaretto e quanto l’uno deve all’altro.
Elia Billoni sono io (ride) e sono l’interprete ufficiale delle canzoni di Dino Fumaretto, che è lo scrittore e l’autore dei brani. Dino, probabilmente, non sa cantare ma sa scrivere. Quindi lui deve a Elia la migliore interpretazione dei suoi testi e io devo a lui i testi e le canzoni che canto.

Lo scorso anno è uscito La vita è breve e spesso rimane sotto, il tuo primo disco ufficiale. Ci parli di quello che è successo negli anni precedenti, dal tuo cd autoprodotto Buchi a oggi? 
Buchi è uscito nel 2006 e da allora ho iniziato a suonare in giro, puntando soprattutto ad aprire i concerti di altri artisti. Anche perché, quando sei uno sconosciuto, difficilmente trovi ingaggi per suonare. Così ho iniziato una gavetta – che continua ancora oggi – aprendo diversi concerti, dai Marlene Kuntz a Dente e Paolo Benvegnù. Fino a quando l’etichetta Trovarobato mi ha proposto di fare quest’album.

Con questo disco eri nella rosa del Premio Tenco come migliore Opera Prima, ma non sei arrivato nella cinquina finale. Ci sono state delle polemiche per la vittoria di Pietro Sidoti, che sembra aver pubblicato nel 2000 un altro disco, che risulta anche nelle classifiche di vendita di siti come Vitaminic. Ti sei fatto un’idea in merito? 
Non conosco bene l’accaduto, così come non conosco il disco di Sidoti, che prima o poi ascolterò. Però penso che se non si trattasse di un’opera prima, sarebbe davvero una bella disattenzione. Io stesso ho un disco alle spalle, ma è totalmente autoprodotto, senza contratti di nessun tipo.

Ascoltando la tua musica sembra di trovarsi di fronte a un Giovanni Allevi andato in acido con testi scritti da un ipotetico fratello di Giovanni Lindo Ferretti…
Giovanni Allevi andato in acido è un’immagine simpatica. Forse gli assomiglio anche un po’ fisicamente, anche se a livello musicale siamo completamente diversi. Diciamo che mi sento molto più legato al cinema e alla letteratura. Sono un grande ascoltatore di musica, l’ho anche studiata, ma in realtà avrei voluto fare il regista. I miei punti di riferimento più grandi sono i film comici di Buster Keaton e dei Monty Python. Oppure anche i film di David Lynch o i racconti di Franz Kafka, se vogliamo sparare dei nomi grossi. Musicalmente, invece, sono cresciuto con Neil Young.

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Neil Young e chi altro? 
Da bambino ascoltavo moltissimo i Pink Floyd, i Talking Heads e i cantautori, soprattutto Fabrizio De Andrè. Ho scoperto più tardi anche Giorgio Gaber. All’epoca mi piacevano molto i CCCP, mentre oggi quando li riascolto mi fanno sentire vecchio, anche se mi piacciono ancora. Ora ascolto varie cose diverse, tipo Sufjan Stevens e un po’ gli Animal Collective. Tra gli italiani, Iosonouncane secondo me ha fatto un ottimo disco d’esordio.

Tornando alla tua passione per la regia, sappiamo che hai già girato qualcosa. 
Sì. Non prendendomi sul serio, ho fatto la regia di due miei videoclip: Nella casa e Nuvole e meraviglie. Non avevo nemmeno il cameraman, ho fatto tutto io. Ad esempio, in Nella casa ho appoggiato la telecamerina sul forno a microonde e, dopo un lavoro di montaggio, è venuto fuori un video sgangherato che ha avuto anche un certo riscontro. Non penso, però, di intraprendere questa carriera in modo serio, perché conosco i miei limiti e, anche se sono appassionato di cinema, ho capito che non ci sono portato.

Prima hai nominato Kafka. Nella vita, o almeno in ufficio, come dici in una canzone, ti capita di vivere delle esperienze kafkiane? 
Non ho mai lavorato in ufficio quindi mi sento un po’ distante dal testo di Vita in ufficio. Forse sono più vicino agli incubi di Dino Fumaretto, quelli di Scorpione nero. Di Kafka, invece, quello che mi piace è la sua più assoluta freddezza, il suo distacco nel raccontare eventi terrificanti, come ne La metamorfosi, dove il personaggio diventa uno scarafaggio gigante e il tutto è raccontato come una scena realistica. Dicono che Kafka ridesse quando rileggeva i suoi racconti. E se si leggono in quest’ottica, si può sorridere, anche se di una risata nera.

Quattro canzoni del nuovo album erano già incise inBuchi. Perché riproporle? 
All’inizio avrei voluto aggiungere solo Venite assassini. Invece l’etichetta discografica mi ha convinto, giustamente, a inserire anche altri brani. Le canzoni riproposte sono, in un certo senso, delle “hit” e credo meritassero di comparire nel mio primo “vero” album.

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Hai in serbo novità per il nuovo anno? 
Ho già pronto un album ma aspetterò un po’ prima di farlo uscire perché voglio fare dei cambiamenti. Non so ancora bene come, ma non sarà solo piano e voce. Vorrei che anche dal vivo ci fosse la stessa formazione del disco, in modo da essere coerente. E’ uno dei motivi per cui La vita è breve e spesso rimane sotto è stato registrato solo piano e voce: per portare dal vivo qualcosa di coerente con quanto realizzato. Salvo imprevisti, agli inizi del nuovo anno farò uscire un ep, che è un progetto un po’ particolare. Si intitolerà Bicchiere democratico e sarà una mini epopea politico sentimentale, nella quale compariranno anche delle voci femminili.

Puoi già anticiparci qualche nome? 
Adesso non posso ancora dirti nulla, perché stiamo definendo le collaborazioni. Ma di sicuro ci sarà Airin. Il resto è ancora tutto da stabilire.

Comprenderà anche una band e quindi un nuovo suono rispetto al disco precedente? 
Sì, sicuramente non cerco una band classica, piuttosto mi interessano dei suoni diversi. Forse non penso neanche necessariamente a una band. Potrebbero bastare anche solo due persone, ma che sappiano fare la differenza. Ciò che voglio realizzare adesso è un vero album, ossia un album che mi soddisfi appieno.

Ma Dino Fumaretto è soddisfatto di come Elia esegue le sue canzoni? 
Sì, anche se dal vivo suono meglio che nel cd (ride).

(Pubblicato su PopOn)

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