Edoardo Bennato: I buoni e i cattivi

(1974)

Correva l’anno 1974. Erano giorni particolari, quelli. Anche se forse, sono sempre giorni particolari. La televisione americana iniziava a celebrare gli anni cinquanta con la serie tv Happy days mentre per le strade nasceva la cultura hip-hop. Nixon si dimetteva e dall’Unione Sovietica veniva espulso Aleksandr Solženicyn.

Nel nostro Belpaese c’era il solito rimpasto in parlamento (cadeva il governo Rumor e nasceva il governo Rumor), si parlava di Golpe, di Sindona e di cassa integrazione. Nasceva l’emittente Telemilano mentre la bomba di Piazza della Loggia a Brescia sostituiva nelle notizie quella di Piazza Fontana a Milano, in attesa della strage dell’Italicus.

In mezzo a tutto questo, la scena musicale in Italia era più viva che mai e stava per affrontare forti cambiamenti. Uscivano, tra gli altri, Anima latina, probabilmente il miglior disco di Lucio Battisti, Canzoni di Fabrizio De André, Ingresso libero di Rino Gaetano, il primo album omonimo di Paolo Conte e L’isola di niente della Premiata Forneria Marconi. E fra tutti questi, usciva anche I buoni e i cattivi, album prodotto da Alessandro Colombini, colui che ebbe il merito di scoprire i Banco del Mutuo Soccorso.

Si tratta del secondo lavoro del venticinquenne Edoardo Bennato, forse uno dei migliori nella sua carriera. In tutto, undici canzoni. In quegli anni, e Lucio Dalla lo sa bene, contavano più le critiche degli addetti ai lavori rispetto alle (presunte) vendite. E così i cantanti avevano anche la possibilità di sperimentare e di sbagliare un disco. E con Non farti cadere le braccia Bennato aveva ottenuto più consensi che vendite. Nella copertina Edoardo e Raffaele Cascone (un amico dj) sono vestiti da Carabinieri (collodiani), ammanettati fra di loro. Come ad anticipare che I buoni e i cattivi è un disco particolare, energico e dal suono pulito. Il tema, infatti, è la difficoltà di distinguere il bene dal male, il tutto scritto con la graffiante ironia che contraddistinguerà il cantautore napoletano durante tutta la sua carriera, con brani che spaziano dal rock al blues, dal country alla tradizione musicale napoletana.

Il disco inizia con Ma che bella città (“sul giornale c’è scritto, puoi fidarti di me”) e continua con Un giorno credi, canzone scritta con Patrizio Trampetti della Nuova Compagnia di Canto Popolare insieme al fratello Eugenio e già inserita nel primo disco. I buoni si trovano anche in La bandiera (i cattivi, casualmente, ne hanno una con diversi colori) e in Arrivano i buoni (anche se alla fine faranno un colpo di stato, sostituendosi di fatto ai cattivi). C’è anche la polemica Uno buono, canzone scritta per l’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, con la richiesta di fare davvero qualcosa di buono per il Mezzogiorno e In fila per tre dove si parla della scuola che invece di insegnare rende i giovani sottomessi a qualsiasi autorità.

A ben pensarci, potremmo dire ieri come oggi. Con l’unica eccezione che i cantautori di oggi non hanno ulteriori prove di appello: l’importante è solo vendere. E se il primo disco non va bene, si finisce subito dalla parte dei cattivi. Buoni questi discografici…

Tracklist:
01. Ma che bella città
02. Un giorno credi
03. La bandiera
04. Facciamo un compromesso
05. Bravi ragazzi
06. Che fortuna
07. In fila per tre
08. Uno buono
09. Tira a campare
10. Arrivano i buoni
11. Salviamo il salvabile

(Recensione pubblicata su PopOn)

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