La (mal)educazione musicale

In quest’epoca di pazzi, dove non mancano di certo gli idioti dell’orrore, a volte mi chiedo se in Italia esista ancora un po’ di cultura nel campo musicale. Cultura dalla parte di chi ascolta (e a volte da parte di chi la produce). Quando penso che in Inghilterra il sondaggio della BBC (Sounds of 2011) è stato vinto dalla londinese Anna Calvi (osannata da Nick Cave e Brian Eno), subito ho la certezza che, in un’iniziativa simile in Italia, sarebbe risultato vincitore qualche prodotto uscito dagli amici o dal fattore x. Eppure, in questa penisola, di artisti bravi e interessanti ce ne sono molti. Anche se in pochi se ne accorgono.

Dall’inizio dell’anno sono usciti almeno tre cd che sono di gran lunga sopra la media: Cristina DonàMarco Parente e Paolo Benvegnù. Nelle classifiche di vendita, il primo di loro compare solo all’81imo posto.

E così mi capita di rileggere l’articolo di un famoso poeta (negli ultimi anni passato alla storia più per le sue prefazioni che per le sue poesie) in cui affermava che Vasco Rossi è più poetico di Fabrizio De Andrè. E inizio a pensare che forse abbia davvero ragione.

Perché oggi, nel secondo ventennio fascista, si spacciano per cultura i libri di Moccia, i cine-panettoni e i dischi delle ex cassiere dei supermercati. Ci facciamo scivolare addosso tutto, sappiamo dare un prezzo alle cose ma non ne riconosciamo mai il valore. E così, guadagniamo, giorno dopo giorno, questa deriva culturale.

Ed è completamente sbagliato pensare che negli anni passati le cose fossero diverse. Perché gli italiani, dall’omicidio Pasolini in poi, hanno avuto ben pochi riferimenti culturali forti e presenti. E hanno iniziato (e continuano) a farsi manovrare.

Nel 1980, diversi mesi dopo l’uscita di The Wall dei Pink Floyd, quando sul mercato discografico italiano erano da poco usciti il primo disco di Alice in collaborazione con Battiato, il duo Pierangelo Bertoli – Fiorella MannoiaCervo a primavera di Cocciante-MogolColpa d’Alfredo di Vasco RossiLucio Dalla con il disco omonimo, Duke dei GenesisFabrizio De André e la Pfm in concertoLucio Battisti con Una giornata uggiosa e Pino Daniele (quello vero) con Nero a metà, la situazione non era migliore.

Esattamente il 14 aprile 1980, lo stesso giorno in cui usciva il primo disco degli Iron Maiden, la top ten italiana non lasciava speranza alcuna.

Oggi come ieri. E senza un Partigiano come presidente…

01. Buggles: Video killed the radio star
02. Toto Cutugno: Solo noi
03. Pippo Franco: La puntura
04. Pupo: Su di noi
05. Pink Floyd: Another brick in the wall
06. Lucio Battisti: Una giornata uggiosa
07. Sheila: Spacer
08. I Cugini di Campagna: Meravigliosamente
09. The Knack: My Sharona
10. Katia Svizzero: L’ape Maja

(Pubblicato su Poetarum Silva)

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