Noemi: RossoNoemi

(2011)

Quando abbiamo letto che la produzione dell’album portava la firma di Corrado Rustici (eccetto per Vuoto a perdere, prodotta da Celso Valli), ci sono tornati in mente l’ultimo Ligabue (Arrivederci, mostro!), l’ultima Giusy Ferreri (Il mio universo) e i tanti altri aristi da lui prodotti, e abbiamo immaginato quello che ci si poteva presentare davanti. Una sorta di via crucis in nove canzoni (dieci se si acquista l’album tramite iTunes), recitata dalla voce dell’ennesima protagonista di un format televisivo “dedicato” alla musica.

Invece RossoNoemi, secondo disco della 29enne romana Noemi, al secolo Veronica Scopelliti, in qualche modo ci coglie impreparati. Non tanto per le doti canore dell’artista, sulle quali si potrebbe anche discutere, quanto per le canzoni. E la cosa che, forse, potrebbe spiazzare il pubblico meno attento, è che di queste nove (dieci) canzoni del disco, le migliori non sono quelle che portano la firma di Vasco Rossi e Gaetano Curreri, di Federico Zampaglione, Kaballà o di Pacifico. Le tracce che emergono, dopo un ascolto anche solo superficiale, sono quelle di Diego Mancino, sia da solo sia in compagnia di Matteo Buzzanca (Andrea Chimenti), e quella scritta dalla stessa cantante con Luca Chiaravalli (Fortunatamente).

La scrittura del cantautore milanese Diego Mancino (presente anche nel nuovo disco di Daniele Silvestri) si adatta perfettamente al timbro vocale di Noemi e dimostra ancora una volta lo stile del tutto personale di uno tra gli artisti più sottovalutati in Italia. E’ proprio continuando a riascoltare le sue due canzoni (Musa e Odio tutti i cantanti) che ci si accorge che Noemi, con il suo modo di cantare, non apporta nessuna miglioria ai brani; sono canzoni queste che possono vivere di vita propria. Noemi si adatta strada facendo ai vari autori (a volte, quasi li ricalca), senza dare nessuna svolta ai vari brani.

Ma dove non arriva con la voce, Noemi arriva con la scrittura. Dimostra di essere capace di scrivere e, anche se solo all’inizio, fa capire di avere fra le mani (e anche fra i capelli della copertina) le carte giuste. Nel disco suonano anche l’apprezzato bassista Polo Jones (Zucchero, Sting, Santana) e il batterista Jim Bogios dei Counting Crows, chiamati a raccolta da Rustici insieme a vari musicisti di livello con i quali ha già avuto modo di collaborare nell’ultimo disco di Ligabue (leggasi Michael Urbano e Kaveh Rastegar).

Una menzione particolare merita proprio la copertina, ideata dalla cantante dove, come ha avuto modo di dichiarare, “i capelli sono il prolungamento dei miei pensieri”. E fra di essi, oltre al titolo delle canzoni, è possibile trovare strumenti musicali e alcuni oggetti che rappresentano Noemi stessa, tra cui le carte (da gioco) citate prima. Regina di cuori o due di picche, questo resta ancora da scoprire.

Tracklist:
01. Up 
02. Fortunatamente
03. Vuoto a perdere
04. Sospesa
05. Dipendenza fisica
06. Odio tutti i cantanti
07. Poi inventi il mondo
08. Musa
09. Le luci dell’alba
10. Altrove (live) – solo su iTunes

(Recensione pubblicata su PopOn)

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