Samuele Bersani: a Sanremo per cantare l’Italia

A tre anni di distanza da Manifesto abusivo, il suo ultimo lavoro, Samuele Bersani ritorna il 15 febbraio nei negozi di dischi con la doppia raccolta Psyco, 20 anni di canzoni (Sony Music). Insieme all’inedito che dà il titolo alla raccolta e al brano sanremese Un pallone, ci saranno altre ventisei canzoni che percorreranno l’intera carriera di Bersani, da Chicco e Spillo a Un periodo pieno di sorprese. PopOn l’ha incontrato durante la conferenza stampa milanese, per ascoltare la canzone sanremese e parlare di questi vent’anni.

Perché una doppia raccolta e non un disco di inediti?
Ho un contratto e delle tempistiche da rispettare e l’etichetta aveva già deciso di uscire con una raccolta indipendentemente dal Festival di Sanremo. Ho già altri pezzi pronti, ma non c’è ancora il materiale per un disco di inediti.

Quest’antologia ti soddisfa?
Sì. Si tratta di una raccolta corposa che non ha molto a che fare con la precedente, uscita dieci anni fa. L’ho curata in prima persona, seguendo il mio istinto, rivedendo diversi brani, cambiando il missaggio o ricantando alcuni pezzi. Purtroppo i master di Freak e de L’oroscopo speciale sono andati persi e lì ho potuto fare poco. Questa raccolta segue un percorso ben preciso e per questo non ci sarà Coccodrilli, per esempio, che qui era un po’ fuori luogo.

I due inediti, Psyco e Un pallone, spiazzano un po’, perché usano un registro musicale opposto al racconto…
Sì, è vero. Penso anche che Psyco sia una delle canzoni più belle e sincere che abbia mai scritto; e questo è uno dei motivi per cui la raccolta porta lo stesso titolo. Dopo aver scritto Psycho, ho passato una settimana di indecisione, perché non sapevo quale dei due brani portare a Sanremo. Alla fine Morandi ha insistito per Un pallone e ha avuto ragione, perché è una canzone più rassicurante, non tanto nel testo quanto nella parte musicale.

Di cosa parla Un pallone?
Ci tengo a precisare che non parla di calcio, come ho già avuto modo di leggere! Com’è accaduto con Il mostro, dove il mostro era il pretesto per raccontare la diversità, anche qui con la scusa di raccontare il pallone parlo di un’altra cosa, nello specifico del momento che sta attraversando l’Italia. Ho aperto la porta di casa e c’era un cane con un pallone bucato in bocca. Samuele Bersani su PopOnAlla fine, dal testo, il cane con il pallone in bocca è sparito, ma a me piaceva il fatto che qualcuno si può anche innamorare di un pallone bucato. Se gli avessi dato un pallone gonfio, non sarebbe stato così contento. Le mie canzoni nascono sempre da spunti fotografici. Poi ho capito attraverso la metafora quello che potevo raccontare. Spero che questa canzone possa essere compresa anche dai bambini.

Psyco?
Parla di me, ma anche di molti altri. Ho sempre detto che uso le canzoni come forma di psicanalisi. Le canzoni raccontano molto spesso degli aspetti intimi e personali, considerazioni private e stati d’animo. Psyco è nata di getto e racconta dell’incomunicabilità. Il protagonista prima è in cura da un analista sordomuto che si esprime a gesti e poi da un altro che è logorroico e parla solo di sé. Si parla sempre di crisi economica, di crisi delle borse e non si parla mai della crisi interiore. Però è una canzone liberatoria, perché durante il racconto si trova una via d’uscita.

Il Festival sta per cominciare, che impressione ti sei fatto finora?
Molto positiva. Mi sembra ci sia un’ottima organizzazione e c’è Morandi che mi vuole bene, mi dà dei consigli e mi fa stare tranquillo. Inoltre ci sono io che ho 12 anni in più rispetto al mio ultimo Sanremo. Crescendo magari ci si complica, ma in qualche modo si trova anche il centro di se stessi. Di certo ero più smarrito quando ho partecipato con Replay.

Come mai 12 anni di attesa?
Me l’hanno sempre chiesto, ma d’istinto rispondevo no. Questa volta me la sentivo io. Così ho chiamato Morandi, ci siamo incontrati in un centro anziani vicino a casa sua e ho proposto il brano. Questo perché ho una canzone che voglio far ascoltare a più persone possibile e Sanremo era l’occasione giusta.
Hai scelto di duettare con Goran Bregovic. Cosa vi lega?
In origine avevo pensato ad altri nomi, ma hanno tutti rifiutato. Poi ho pensato a Bregovic, e credo sia l’idea migliore tra quelle che ho avuto. E siccome non volevo correre il rischio di fare la figura del cantante di pianobar, alla fine ho sceltoRomagna mia. Mi ricorda quando ero un bambino che cresceva con le feste de L’Unità, con l’odore di salsiccia e l’orchestra di liscio. E penso che Bregovic sia la persona giusta per fare qualcosa di divertente. Sarà una specie di valzer e sul palco saremo in dodici. A livello personale sto attraversando una fase positiva e mi andava di portare allegria. Pensavo alle colonne sonore dei film di Bud Spencer, a Cochi & Renato e alle Kessler, un mondo che con me non si è mai visto nelle mie cose precedenti. Alle prove ho visto tecnici felici di ascoltarla per la terza quarta volta.

Samuele Bersani su PopOnNella gara ritroverai Lucio Dalla.
Sì e mi fa piacere. Così come mi fa piacere che ci sia anche Eugenio Finardi. A Lucio devo tanto e rimane per me un maestro. Con lui ho imparato molto nei primi due dischi e sono felice di ritrovarlo qui.

Lui ti ha sempre stimato come giovane autore. Ma tra i giovani attuali, c’è qualche nome interessante?
Oggi sono pochi i cantautori giovani. E in pochi sono quelli che riescono a dare lo stesso peso alla musica e alle parole, a far sì che non sia più condizionante il testo della musica. Di sicuro nei talent show è difficile vedere dei cantautori interessanti.

Ti senti più vicino alla nuova scena rock italiana o ai cantautori classici?
Mi sento più legato alla scena del rock. Anche se si parla molto dei miei testi, sono uno che dà molto peso alla musica. La musica è il fondamento di una canzone. Oggi se non c’è un’idea, qualcosa di personale che ti distingue, ti ritrovi a fare cose già sentite. Chi apprezzo molto è Il Teatro degli Orrori, la loro forma di comunicazione mi intriga parecchio. Così come i Baustelle, anche se sono considerati solo dei gruppi e non rientrano nella schiera dei cantautori.

Sai già dirci qualcosa sul tour che partirà a fine marzo?
E’ ancora tutto da definire. Ora ho una nuova agenzia e posso solo dire che ci sarà un allestimento diverso rispetto ai precedenti tour.

I bookmakers ti danno favorito insieme a Emma; la tua sensazione?
Abbiamo già fatto le foto con il premio e le due dita. Non vado a Sanremo pensando di vincere, anzi, penso che potrebbe portarmi un bel po’ di sfiga! Come andrà, andrà. L’importante è che la canzone dal giorno dopo parta in radio come mi aspetto. Inoltre, il primo giorno del festival, sulla mia pagina Facebook sarà disponibile la partitura di Un pallone. Da regolamento il brano non si potrà ancora diffondere, ma lo spartito sì. C’è molta gente che sa leggere la musica e sono convinto che sarà per loro un bel regalo.

(Pubblicato su PopOn)

2 Risposte to “Samuele Bersani: a Sanremo per cantare l’Italia”

  1. Ninetwofivetwo risorge dalle ceneri e ti informa che dovrebbe averti scritto un email riguardo alle foto :D!

    Buona giornata!

  2. Ricevuto. Dammi tempo e domani (oggi) cerco di risponderti.
    Buona settimana🙂

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