La Morte: La morte

 

(2012)

(2012)

In un mondo in cui si racconta sempre e solo di vita (a volte sprecata, a volte vissuta), perché non dare spazio alla morte, a quello che nessuno mai si sogna di cantare, al mistero di quello che sarà? Uocki Toki (al secolo Riccardo Gamondi) deve aver pensato proprio questo quando ha chiesto a Giovanni Succi (dei Bachi da Pietra) di selezionare alcuni brani letterari che trattassero l’argomento. Il progetto, uscito il 2 novembre, del tema ha preso anche il nome: La Morte.

Dopo aver prestato la propria voce per le novantacinque poesie de “Il conte di Kevenhüller”, opera complessa e affascinante di Giorgio Caproni (questo è il blog relativo e qui si possono ascoltare le tracce), Succi fa il bis e presta la propria voce per altri brani letterari.

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La morte, quindi, raccontata da diversi punti di vista nella storia della letteratura, con la voce di Succi che recita incalzata dai campionamenti di Gamondi.

Una delle particolarità dell’opera è costituita dalla veste grafica dei trecento vinili, realizzati con serigrafie in cenere. Le dieci diverse copertine hanno incisioni a secco di Veronica Azzinari mentre i testi  contenuti sono stati tutti scritti a mano da Giovanni Succi. Un tornare all’antico mestiere degli amanuensi, anche questo morto nel tempo.

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Il disco inizia con la peste di Alessandro Manzoni vista attraverso gli occhi del Griso e di Don Rodrigo nel letto di morte: “ho un gran sonno… Levami un po’ quel lume dinanzi, che m’accieca… mi dà una noia […] Il Griso prese il lume, e, augurata la buona notte al padrone, se n’andò in fretta, mentre quello si cacciava sotto. Ma le coperte gli parvero una montagna. Le buttò via, e si rannicchiò, per dormire; ché infatti moriva dal sonno”.

Si passa poi all’esecuzione ne Il muro di Jean-Paul Sartre: “non volevo più pensare a ciò che sarebbe successo all’alba, alla morte. Questo non concludeva nulla, non m’imbattevo che in parole e nel vuoto. Ma non appena cercavo di pensare a qualcos’altro, vedevo delle canne di fucile spianate contro di me”.


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Tolstoj raccontato attraverso i pensieri di morte di Ivan Il’ič: “Non ci sarò più. E allora? Allora non succederà niente. E dove andrò a finire quando non ci sarò più? […] Piangeva sulla propria impotenza, sullo propria orribile solitudine, sulla crudeltà della gente, sulla crudeltà di Dio, sull’assenza di Dio”; e ancora la lode di Jacopone da Todi (“O frate meo”), con la metrica trasformata in una cantilena che si conclude sugli archi dei pochi ospiti (Teresa Tondolo al violino, Viola Mattioni al violoncello e Lucio Corenzi al contrabbasso e alla batteria).

Nel secondo lato si passa dall’inferno di Manganelli a Palomar di Calvino per tornare ancora a Jacopone da Todi e chiudere con Il Re pallido di David Foster Wallace: “La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più”.

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È un lavoro particolare che non piacerà a tutti. I brani letterari, scelti da Uocki Toki tra i testi selezionati da Giovanni Succi, vedono un tappeto di elettronica (e field recording, come gli archi registrati nella cappella del cimitero comunale di Saludecio di Rimini) fare da sfondo alla voce, facendo tornare alla mente i vecchi dischi delle fiabe sonore in una veste decisamente meno favolistica e più inquietante. È un lavoro valido che, anche grazie alla tiratura ridotta, diventerà un oggetto di culto.

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All’interno del vinile nessun riferimento agli autori dei passaggi scelti; perché, come detto da Succi, “la conoscenza dei brani deve lasciare il posto alla condivisione”, per esorcizzare la morte e restituirci gli autori in una veste nuova, con parole non più mortali.

Per ascoltare il LATO A  –  Per ascoltare il LATO B

(Pubblicato su Poetarum Silva)

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