Dan Michaelson & The Coastguards: Blindspot

(2013)

(2013)

Ascoltare Blindspot, il nuovo album di Dan Michaelson & The Coastguards, è come partire per un viaggio senza destinazione, uno di quei viaggi iniziati nel tentativo di fare chiarezza su qualcosa che provoca un malessere interiore. Alla fine del percorso (alla fine dell’ascolto) resta addosso un senso di serenità, nonostante tutto il  viaggio (tutto l’ascolto) sia stato attraversato da sentimenti (da canzoni) di smarrimento, di fiducia, di sofferenza e di ottimismo.

Chi ha già avuto modo di sentire i precedenti album di questa formazione (Saltwater del 2009 e Shakes del 2010) o il disco uscito solo a nome Dan Michaelson (Sudden fiction del 2011) sa già a cosa andrà incontro. Chi non ha mai sentito parlare di Dan o della sua precedente formazione (The Absentee), farà invece bene a colmare questa lacuna. Ispirato da cantautori come Leonard Cohen Johnny Cash, Dan è riuscito a creare un percorso tutto suo, fatto di una musica minimale e di un modo di cantare inconfondibile, con una voce che a tratti può ricordare il cantante dei Crash Test Dummies (se riuscite a ricordarvelo) e che, quasi fosse uno strumento aggiunto, diventa la vera protagonista dell’intero album. Il disco è, in pratica, la continuazione degli “eventi” cantati in “Sudden Fiction”. Mentre lì Dan raccontava l’intimità e il fallimento di un rapporto d’amore, qui racconta quello che succede dopo, il ritorno a casa, la ricerca di un nuovo equilibrio. A volte anche con un pizzico d’ironia, come in“Gambling” (“If I called you up late again / just to ask if you loved me again / just to hear you say no again / just to feel like I’m gambling”). La scrittura è (apparentemente) semplice e immediata, come in “Every Fold and Crease”(“You’re scared of growing old / without someone who knew you were beautiful before”), nonostante vada a (s)mascherare la ruvidezza del quotidiano e la fatica necessaria per riprendere un qualsiasi viaggio. Segnalo tra i brani “No right way to move”“Enough”“Sheets” (“heaven knows what gets into my head sometimes”) e “You Leave Me In Ruins”, che si lascia accompagnare dal suono discreto del violoncello.

Insomma, “Blindspot” è un disco che fa della semplicità la sua arma essenziale, in cui le musiche sono utilizzate come supporto alla voce di Dan e all’inquietudine dei suoi testi. Come un viaggio che volge al termine, dietro la curva, quando il panorama si apre e si torna a vedere, senza altri punti ciechi, l’orizzonte.

 

(Pubblicato su Shiver)

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