Nancy Elizabeth: Dancing

(2013)

(2013)

 

Dancing, il nuovo album della polistrumentista britannica Nancy Elizabeth uscito il 20 maggio per conto della LEAF (distribuzione Goodfellas), è un disco che si discosta nettamente dai prodotti offerti in quest’epoca di ascolti facili e disattenti. Non lasciatevi ingannare dal titolo e nemmeno dal brano “Simon Says Dance”(nato prima come testo poetico e poi rielaborato per diventare semplicemente un testo); il terzo disco di Nancy Elizabeth ha poco a che fare sia con la danza sia con la dance music.

Anticipato dai singoli “The Last Battle” e “Heart”, Dancing può essere definito un disco folk, pur avendo (anche qui) poco a che fare con il folk nel senso più tradizionale del termine. Potremmo, allora, parlare di folk sperimentale o comunque di post-folk. Questo perché, così come i precedenti lavori sono sempre stati caratterizzati dal suono di uno strumento principale (l’arpa per “The Wheel Turning” del 2006, la chitarra per “Battle and Victory” del 2008 e il pianoforte per “Wrought Iron” del 2009), in questo lavoro il suono finale del disco è stato messo insieme grazie a un uso discreto (e controllato) dell’elettronica (con il solito Peter Philipson a dare uniformità all’intero disco). Per averne un’idea basta ascoltare “Mexico” o “Debt”. Oppure, ancora, la seconda versione di “Simon says dance”, rilasciata in streaming e non inserita nel disco. Mentre, infatti, nell’album il brano continua ad avanzare in maniera lineare, in questa versione si apre grazie all’aggiunta elettronica di una linea di basso e delle percussioni. Il disco, come ha affermato la stessa artista nata a Wigan 29 anni fa, è una “raccolta di suoni e di parole” che vagamente potrebbe ricordare il lavoro solista di Mark David Hollis (Talk Talk) ma che poco ha a che fare con Cat Stevens, Led Zeppelin, Radiohead, Bjork e P.J.Harvey, gli ascolti che l’hanno formata fin qui. A differenza del lavoro precedente, scritto durante vari viaggi (Galles, Spagna, Isole Faroe), le dodici canzoni di “Dancing” sono nate tutte di notte, nella solitudine dell’appartamento di Manchester, dove Nancy vive circondata dalla sua collezione di strumenti, il pianoforte al centro della stanza e la voglia di rappresentare, nell’album, lo scorrere del tempo. Ha fatto tutto da sola, seguendo l’insegnamento del suo maestro di vita, Ikeda (“fare tutto ciò che posso è normale, fare al di là delle mie capacità è una sfida”).

“Dancing” è, quindi, un disco interamente frutto dell’interiorità di Elizabeth, della sua solitudine, necessaria per creare un mondo alternativo nel quale far confluire i propri stati d’animo, le proprie delusioni (“Heart”) e le proprie storie (“Simon Says Dance”), trasformandone il finale o lasciandole sospese nel tempo, mutate e lo stesso fedeli. I testi, a volte astratti, a volte malinconici, spesso sono utilizzati come un suono aggiunto, quello delle parole, capace di fondersi alla perfezione con gli altri strumenti (“Early Sleep”). L’artwork del cd (packaging in cartonato apribile) è stato disegnato e curato dalla stessa Nancy.

Tra le canzoni spiccano la già citata “Simon Says Dance”“Death in a sunny room”, nel quale il piano è la voce principale per oltre metà canzone (quasi ricordando una Tori Amos degli inizi) e “Indelible day” (“I was woken last night by a man on the street singing “Money can’t buy love”. Well I don’t have either, but maybe it was your voice drifting from the peak”).

Un bel disco, questo, da ascoltare e riascoltare con attenzione e che per quasi cinquanta minuti vi porterà nel mondo di Elizabeth, fatto un po’ di quiete, un po’ di tempesta e con la bellezza riunita in dodici canzoni.

(Pubblicato su Shiver)

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