Otti Albietz: Bubbytone II

(2013)

(2013)

 

Bubbytone II, il secondo disco dello spagnolo Otti Albietz, ha iniziato a prendere forma dopo il tour europeo che ha accompagnato la promozione del primo disco solista. L’esigenza (continua) del cantautore di scrivere canzoni nasce grazie agli incontri (reali e immaginifici) fatti durante l’adolescenza, girovagando con la famiglia attraverso l’Europa e il Marocco. Le persone incontrate, le vicende ascoltate e quelle vissute, hanno ispirato racconti e atmosfere poi incanalate in questi due album.

Dopo tanto girovagare Otti è approdato in Inghilterra nel 2005, scegliendo lì di vivere e di iniziare la propria carriera, dapprima suonando in due band (nei State of Miasma e nei Dusty Rosko, con i quali ha anche inciso un album) e poi iniziando la propria carriera solista, scrivendo le prime canzoni in inglese. Cresciuto con gli ascolti del padre (King Crimson, Jimy Hendrix, Pink Floyd e Leonard Cohen), Otti è riuscito a trovare un proprio percorso, senza subirne l’influenza. Il disco, prodotto da Harvey Summers (che ne ha curato anche il suono finale) e pubblicato per l’etichetta indipendente BBE (distribuzione Universal) si apre con “Strucure Repeats”, brano incluso anche nell’ep che contiene altre due canzoni del primo album: “Hide and Seek” e “Yes, Let’s All Take It Slow”.  Seguono poi altre tre canzoni (“Who Are The Wishful”, If You’re Listening” “Times Time”) in puro stile cantautorale, che si rifanno più all’indie-rock che al folk, genere con cui viene indicato l’album. Quattro canzoni che da sole valgono il costo del cd. Nei restanti otto brani si trovano altri buoni spunti (come “The Life We’ve Led So Far” e “The Others Are Identical”) che però finiscono per perdersi in una sorta di sperimentazione, in particolare con le ultime due tracce, tra strumenti in disaccordo e vocalizzi tribali e quasi ossessivi. È un album ricco d’immagini, dove la realtà vissuta si fonde con la fantasia (forse con i desideri) e che rimanda al suono acustico l’esigenza di comunicare. Le canzoni sembrano riportare al mondo di Nick Drake spogliato di malinconie e malesseri con liriche energiche e a tratti misteriose. Sullo sfondo di fiumi, cantieri e autostrade, tra contrabbandieri e cani randagi si entra in un mondo di storie sospese tra la realtà e l’immaginazione, storie che Otti spesso cerca di cantare in una sorta di rappresentazione (fantastica) del proprio vissuto.

Ovviamente, niente di nuovo, magari qualcosa di già sentito, come il cantato di “The best thing ever (love will repeat)”, e due certezze: che l’ascolto dell’album non è stato vano e che Otti Albietz avrà modo nei prossimi anni di raccontare tante altre storie, in grado di riportarlo in viaggio attraverso l’Europa con la sua musica.

(Pubblicato su Shiver)

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