W.H.I.T.E.: III

(2013)

(2013)

La prima cosa che ho pensato ascoltando III, il terzo disco di W-h-i-t-e (al secolo Cory Thomas Hanson, cantautore e artista visivo americano), è che, molto probabilmente, come ufficio stampa allaAagoo Records hanno assunto uno scrittore di genere fantasy, uno di quelli bravi che, nell’incertezza di definire un album, preferisce inventarsi una storia.

Infatti leggere che questo lavoro è nato “pensando a John Lennon che incide un disco sulla luna con Cluster e Brian Eno come produttore per poi essere remixato da Moby (o da qualcuno cool come lui)” fa sorridere e ci dà la forza per rivalutare certi uffici stampa italiani, tipo (per fare un solo esempio) quelli che ancora oggi riescono ad associare il genere rock al nome di Gianna Nannini. La seconda cosa che ho pensato, invece, è che senza scomodare John Lennon il disco ha la capacità di camminare con le proprie gambe. Ne è una dimostrazione il brano iniziale “I Wasn’t Afraid”, anticipato dal breve“Intro” strumentale, entrambi più in stile The Verve. O, ancora, la successiva “Can’t Fight The Feelings” che riporta agli esordi dei Primal Scream. Le undici canzoni che compongono “III” sono nate durante un viaggio durato due anni e mezzo, iniziato per festeggiare la laurea di Hanson. In questo periodo, l’artista americano ha attraversato l’America, il Messico e l’Europa, accantonando gli altri (tre) progetti paralleli ai quali stava lavorando. L’uscita dell’album è stata affiancata dal video di “I Wasn’t Afraid” – realizzato dallo stesso Hanson in collaborazione conAndrew Dixon Hutton – nel quale la fotografia è stata curata fin nei minimi dettagli.

Il disco si basa su un fitto tappeto di elettronica sperimentale, fatta di continui loop, di un frequente uso del falsetto e di melodie che mischiano la forma-canzone tradizionale con ritmiche a tratti psichedeliche, capaci di mantenere una tensione per tutti i quarantaquattro minuti dell’ascolto. Anche se W-h-i-t-e sembra ancora in cerca di un suo percorso, il risultato finale è un album intenso e sicuramente complesso, che ha bisogno di decantare come certe bottiglie di vino e che si svelerà in tutta la sua bellezza solo dopo diversi, ripetuti e attenti ascolti.

(Pubblicata su Shiver)

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