Sigur Ros: Kveikur

(2013)

(2013)

Quanti nell’ultimo anno hanno pensato che i Sigur Rós fossero finiti, delusi dall’ascolto del precedente disco Valtari o preoccupati per l’uscita dal gruppo di Kjartan Sveinsson (autore degli arrangiamenti dei sei precedenti lavori), si dovranno sicuramente ricredere.

I tre componenti rimasti nella band, infatti, hanno appena pubblicato Kveikur, un lavoro che è una sorta di nuovo debutto. Lasciando alle spalle i ritmi ambient che li hanno portati al successo, quell’atmosfera avvolgente da bosco delle fiabe, Jonsi e compagni hanno dato molto spazio all’elettronica, alle chitarre e a un uso diverso (e più duro) della batteria, risultando post – (alternative) – rock come non ci saremmo mai potuti aspettare da una band con il loro curriculum.

Il disco è un viaggio nei fenomeni naturali e nella materia, dove i testi non usano più parole inventate alla ricerca di una nuova musicalità ma sono scritti interamente in islandese, con un taglio poetico (come nella canzone che dà il titolo al disco) e intimista. Si parla di zolfo “Hrafntinna” , di iceberg “Ísjaki” e di tempesta “Stormur”, di corrente elettrica “Rafstraumur” e di rifugio “Var”.

La prima delle nove canzoni (che diventano undici nella versione per il mercato giapponese), “Brennisteinn”, dura quasi otto minuti ed è una sorta di manifesto del nuovo sound della band, che rompe con le sonorità passate. Continui cambi di ritmo tra elettronica, chitarre badile e falsetto, con la tensione che negli ultimi novanta secondi lascia il posto a un improvviso senso di quiete che prosegue anche nel secondo brano “Hrafntinna”.

Il disco continua alternando pezzi più immediati (come “Isjaki”) a brani che sembrano ricordare i Depeche Mode dei tempi d’oro “Kveikur”, tra basi sovrapposte “Yfirbord” ed echi dei lavori precedenti della formazione islandese (“Var”, suonata interamente al pianoforte, e “Ofbirta”, presente solo nell’edizione giapponese).

Kveikur è davvero un bel disco, scuro, aggressivo e carico di tensione. Un disco che apre un nuovo percorso e rilancia la carriera dei Sigur Ros che, senza Kjartan, ricominciano da tre.

(Pubblicato su Fuori Asse)

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