C+C=Maxigross: Ruvain

(2013)

(2013)

Una cosa è certa: la musica dei C+C=Maxigross è una musica senza tempo e senza confini. Il folk che il collettivo originario della Lessinia (Veneto) riesce a comporre si mischia con frammenti di psichedelia e altri di pop dal respiro decisamente internazionale. Forse, anche grazie all’apporto di Marco Fasolo (dei Jennifer Gentle) che ha prodotto, registrato e mixato alcuni brani con un registratore analogico su 8 piste.

Ruvain, che in cimbro (antica lingua tedesca) vuol dire cantare, è il secondo lavoro della band. Nel 2012 già scesero dai monti della loro terra, senza temere il vento e la vertigine che si possono avvertire suonando con Yann Tiersen, o vincendo ArezzoWave o partendo per un minitour americano che li porta a suonare al CMJ Music Festival di New York e a essere trasmessi sulle onde di WMFU, una delle radio indipendenti più famose della city. Tutto questo grazie alle sette tracce del primo lavoro “Singar” (che in cimbro significa rumoreggiare). La loro musica si potrebbe descrivere come un pozzo senza fondo. Si sente il richiamo del nulla, la tentazione di precipitare, eppure si riesce a stare sempre in piedi, con gli occhi chiusi e la mente intenta a immaginare i posti, di certo misteriosi, in cui sono nate queste canzoni. La loro musica corale, gli equilibri vocali e il suono acustico fanno il resto, facendo sentire se stessi in armonia con la disarmonia degli altri e del mondo. Il suono internazionale del disco si avverte già con la traccia di apertura “Pamukkale in E”, una delle più belle dell’album insieme a “Testi’s baker-jung Neil e “Ten dark wednesday”, e continua nella scelta di scrivere le quattordici canzoni in ben cinque lingue diverse: inglese, spagnolo, italiano, portoghese e cimbro. L’album risente (positivamente) delle influenze e dei modi diversi di concepire la musica da parte dei vari componenti che, insieme, riescono a creare un’alchimia magica, fatta di divertimento, di scelte inusuali e di continue improvvisazioni, alla maniera di Neil Young e dei suoi Crazy Horse. Nei testi, seguendo l’insegnamento di Brian Wilson, ha molta importanza il suono, che si lascia accompagnare da una musica capace di descrivere al meglio gli spazi aperti che s’intravvedono dal loro casolare (per metà abitazione e per metà studio di registrazione), tra boschi, vino buono e pascoli (Lessinia vuol dire appunto “terra preparata e usata per i pascoli”).

Ruvain è un disco solare, un turbamento che dura un istante, giusto il tempo per accorgersi che anche nel sottobosco musicale italiano ci sono cervelli in fuga.

Nota: Quando ho letto che i C+C usano il cimbro, ho subito pensato a Se una notte d’inverno un viaggiatore diItalo Calvino. In questo libro c’è un racconto che Calvino finge sia realizzato da un fantomatico scrittore in lingua cimbra. Il racconto si intitola “Senza temere il vento e la vertigine” di Vorts Viljandi, “pseudonimo” cimbro di Ukko Athi. Le frasi in corsivo sono tratte da questo libro. Un modo per omaggiare Calvino e per augurare un lungo viaggio ai C+C=Maxigross.

(Pubblicato su Shiver)

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