Intervista a Andrea Franchi

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Distruggere per costruire

Negli ultimi quindici anni Andrea Franchi si è fatto notare soprattutto come musicista (con Marco Parente – alla chitarra – con Paolo Benvegnù – alla batteria – e con entrambi nei Proiettili Buoni, insieme a Gionni Dall’Orto). Shiver l’ha incontrato per parlare del suo primo album solista “Lei o contro di lei” e dei nuovi progetti ai quali sta lavorando, dai Benvegnù al nuovo album solista, per chiudere con Premiata Filatura FP.

Cos’è che ti ha spinto a intraprendere solo ora un percorso da solista?
Mi ha spinto la pulsione che provo nei confronti della scrittura dei brani, siano essi strumentali o meno. È un qualcosa che avverto anche quando scrivo per altri, quando realizzo le colonne sonore o anche solo quando curo gli arrangiamenti. Nonostante abbia fatto uscire il primo disco solo nel 2012, ho iniziato a scrivere canzoni già all’inizio degli anni novanta.

In Lei o contro di lei suoni con il Collettivo Pupazi – un tuo progetto nato nel 2008 – e con Alessandro Asso Stefana, Gionni Dall’Orto e Massimo Fantoni, in qualità di special guest. Com’è stato lavorare decidendo in prima persona?
Ho prodotto e arrangiato la maggior parte delle canzoni ma devo ammettere che l’aiuto degli altri musicisti ha reso tutto molto più fluido; da semplici compagni di viaggio si sono rivelati un valore aggiunto per questo progetto. Quando si lavora insieme nasce sempre uno scambio, questo perché ogni musicista ha un proprio modo di suonare e un proprio background. C’è chi mi ha aiutato sulle musiche e chi sui testi; con tutti è stato un bel confronto. Purtroppo, però, per il tour ho abbandonato i Pupazi perché è davvero difficile andare in giro a suonare con un quartetto.

Nell’album c’è un brano dedicato a Cheng Wei, una delle ragazze morte a Prato nel 2010 nel sottopasso di via Ciulli. Ho letto che è un brano sulla diversità e sulla tolleranza, dedicato anche alle donne. Ce ne vuoi parlare?
“Cheng Wei”, insieme a “Superstiti” e a “Immigrazione”, fa parte di quello che chiamo “il tema dell’acqua”. Il testo è nato dopo l’alluvione che ha ucciso tre giovani ragazze cinesi accanto a casa mia. Nonostante ci sia gente che vuole l’integrazione, in quest’episodio è venuto fuori il razzismo più spietato dei pratesi. Negli anni settanta ce l’avevano con i meridionali, poi con gli albanesi e i pakistani e ora con i cinesi, che sono troppi e devono andare via. Le persone non hanno ancora capito che senza diversità non può esistere la modernità né il cambiamento. Il cambiamento è qualcosa che nasce dal confronto, dalla conoscenza con culture diverse.

Hai citato anche il brano “Immigrazione”; com’è nato il pezzo?
È nato tutto da un’immagine che ho preso in prestito dalle notizie dei telegiornali, quella dei barconi che arrivano e delle persone che muoiono buttate a mare. Ho immaginato la scena di un bambino che viene scaraventato sugli scogli, una scena tremenda, che va a contrapporsi con quella di una persona che, seduta su un comodo divano, si trova in casa a fumare una sigaretta. 

In che periodo sono state scritte le canzoni di “Lei o contro di lei”?
Se escludiamo “Superstiti”, si tratta di brani quasi tutti composti negli ultimi anni.

Tra l’altro, sia “Superstiti” sia “L’invasore” sono già stati pubblicati da Paolo Benvegnù. Riprendere “L’invasore” mi è sembrata una scelta abbastanza scontata, visto che ha chiuso il recente “Hermann”; il primo, invece, è un brano che non mi aspettavo, essendo uscito cinque anni fa. Come mai questa scelta?
Sono stato molto contento quando Paolo e gli altri Benvegnù hanno scelto “L’invasore” per chiudere la storia di Hermann. Quanto a “Superstiti”, anche se come dici è stato pubblicato qualche anno fa, è un pezzo che sento molto mio e che desideravo a tutti i costi facesse parte del mio disco d’esordio.

Dopo Lei o contro di lei hai pubblicato anche “Il topo”, colonna sonora dello spettacolo teatrale di Raffaello Pecchioli, con la regia di Paolo Magelli.
Questa colonna sonora è uscita a distanza di pochi mesi dal primo disco, a gennaio 2013. Nelle colonne sonore, rispetto a una canzone, a cambiare è solo il linguaggio. Lavorare sulle colonne sonore è comunque gratificante e molto divertente, anche perché ti consente di sperimentare soluzioni più estreme. Ad esempio ne “Il Topo” ho campionato le voci, inserendo dei tappeti sonori inquietanti che si reggono su una nota sola.

Il fatto che non ci sia un testo ad accompagnare la musica non ti preoccupa?
No, anzi. Per me si tratta di due aspetti molto importanti che possono restare separati. Quando scrivo un brano parto sempre dal testo e se non mi piace, se non lo reputo all’altezza, non porto avanti la canzone. Ci dev’essere un’alchimia perfetta con la musica.

Sei soddisfatto dei risultati che stai ottenendo da solista?
Devo dire di sì, soprattutto per quanto riguarda il percorso di quest’ultimo anno. Anche se faccio fatica a portare in giro la mia proposta musicale, un po’ per il periodo di crisi e un po’ – credo anche – per il disagio sociale, ho la fortuna di trovare quasi sempre un pubblico attento alle mie canzoni. Così, una volta sciolta la tensione, da metà concerto in poi viene fuori anche la parte più giocosa di me.

Di recente sono usciti due tuoi inediti; “Zucchero nero” e “Guarigioni”. Quando uscirà l’album? Ci dobbiamo aspettare un cambio di stile?
Credo che uscirà tra ottobre e novembre ma non so ancora dirti se ci sarà un cambio di stile. Di sicuro ci saranno canzoni più semplici, più immediate. In “Lei o contro di lei” i brani sono più costruiti, direi poetici e fantastici. I brani del prossimo album sono più diretti e meno ermetici.

Ci saranno altre collaborazioni, immagino.
Sì, anche perché l’esperienza degli ultimi due anni mi ha portato a pensare che le collaborazioni possono arricchire un progetto, come è avvenuto per il video di “Guarigioni”, dove il personaggio principale è il poeta Pig Maglione, al secolo Guido Rinaldi.

Ricordo il suo disco, “Roma’N’cess”, realizzato con l’aiuto di vari artisti, tra cui Marco Parente e Nordgarden.
Sì, esatto. Lui è un folle e mi piacerebbe musicare un suo testo, farglielo cantare nel disco. Guido ha un portamento e un’espressività sulla voce che fa impallidire parecchi attori, è un poeta che riesce a interpretare le cose che scrive con grande maestria.

Puoi già fare altri nomi?
Mi piacerebbe coinvolgere la bravissima Marina Moulopulos, Carmelo Pipitone, oltre a Gionni Dall’Orto e i Pupazi, ma è tutto ancora da vedere. Vorrei dare un suono particolare a questo disco, non il classico basso, batteria. Penso a un magma sonoro che comprenda tastiere, synth, chitarre con gli effetti e una batteria più percussiva, realizzata suonando solo alcuni pezzi per volta. Magari in un brano suono cassa e rullante, in un altro i legni e la cassa.

Il tuo disco uscirà quasi in contemporanea con quello dei Benvegnù; che album sarà?
Questo nuovo album darà molto più spazio alla semplicità, avrà un approccio più semplice rispetto a Hermann anche per quanto riguarda l’ascolto dei pezzi. Posso solo dirti che contiene cose davvero molto belle.

C’è il progetto di fare un tour insieme, presentando entrambi i dischi?
Potrebbe essere un’idea (ride). In realtà è stata una coincidenza, perché il disco dei Benvegnù è stato rimandato e questo ha fatto quasi coincidere le due uscite. 

Altri progetti?
Con Riccardo Goretti, attore e scrittore di testi, sto portando in giro un progetto di Teatro Canzone, uno spettacolo incentrato su una persona e sull’ultimo giorno di lavoro – dall’alba alla notte – nella sua azienda, che chiude. Lo spettacolo si chiama Premiata Filatura FP e contiene cinque miei pezzi nuovi, alcuni dei quali faranno parte dell’album.

L’intervista si chiude con Gionni Dall’Orto che si avvicina mentre ci salutiamo brindando con un bicchiere di vino. In pochi minuti mi racconta che, anche se non lavora più a tempo pieno come musicista, ha ancora qualche progetto: da una cover band (“che è un po’ un pretesto per bere gratis nei locali”) ai The Half of Mary (“un gruppo toscano molto underground; dopo un paio di singoli, ora vorremmo registrare il disco”), passando per i live con Andrea: “posso dirti che suonare con Andrea è fantastico; non lo infamo solo perché è capace di buttarmi a mare”.

(Pubblicato su Shiver)

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