Ronin: Adagio furioso

ronin_2015

Quando mi è stato chiesto di quale album avrei scritto per esordire su Expedit contro Kallax, ho pensato rapidamente alle uscite discografiche (italiane) degli ultimi due mesi e ho scelto subito i Ronin (Tannen Records / Santeria). Per chi non ne ha mai sentito parlare, si tratta di un progetto di Bruno Dorella (qui alla chitarra), conosciuto soprattutto per essere il batterista dei Bachi da Pietra e degli OvO: tre band diverse con tre stili nettamente diversi. Li ho scelti perché si tratta di un disco (quasi) interamente strumentale, che ha per protagonista la musica, un album che ha la forza di viaggiare senza il sostegno delle parole e che dà all’ascoltatore la possibilità di diventarne parte attiva.
Dopo Fenice, l’ultimo album pubblicato due anni fa, la band rinasce dalle proprie ceneri per tornare con Adagio furioso in una formazione che vede nel fondatore Bruno Dorella l’unico superstite. Per onestà, bisogna anche scrivere che -sin dall’ep d’esordio del 2002- la formazione è sempre stata alquanto mobile, in base agli impegni dei vari componenti.
I giovani compagni di viaggio del 41enne musicista milanese (Diego Pasini al basso, Matteo Sideri alla batteria e Cristian Naldi alla chitarra) fanno parte di altre formazioni dell’ambiente indipendente (che non starò a citare) e hanno contribuito a portare nel disco un entusiasmo diverso rispetto al passato.
La chitarra in primo piano fa di Adagio furioso un disco pieno di contrasti che parte dal rock anni settanta e arriva al post rock dei vent’anni successivi, ricordando a tratti atmosfere alla Ennio Morricone e concedendosi una pausa pop a metà viaggio (con Far Out e la voce di Francesca Amati dei Comaneci).
L’intero ascolto può essere la colonna sonora perfetta delle vostre giornate, passate di corsa tra le varie incertezze quotidiane, tra i vari cambi d’umore e di ritmo; una colonna sonora che inizia con atmosfere alla Sergio Leone (La cinese) e continua strizzando l’occhio ai Calexico, scartando ora nel jazz, ora in sfumature blues fino ad accompagnare il sermone di un predicatore (Preacher Man) per chiudere con una cavalcata (Ex) che rappresenta al meglio le varie sfaccettature di questo album.
I violini di Nicola Manzan (Bologna Violenta) e di Matt Howden (Sieben) aggiungono spessore ai brani, così come la partecipazione di Claudia Muratori, Glauco Salvo (Comaneci) e Nicola Ratti (a lungo nella band), tutti missati con la solita maestria dalla mano di Tommaso Colliva.

Da segnalare, inoltre, che l’edizione in vinile, edita da Tannen, entra perfettamente sia nell’Expedit sia nel Kallax.

(Pubblicato su Expedit contro Kallax)

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