Santo Barbaro (recensione/racconto)

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La prima volta che ho condiviso su Facebook il video Lacrime di androide, il brano di apertura del nuovo disco dei Santo Barbaro, l’ho fatto citando una frase ripetuta in modo ossessivo nel brano: “Non ho mai amato e me ne guardo bene”. È una frase che, ad ascoltarla bene, può ricordare il modo di cantare di Giovanni Lindo Ferretti e dei suoi C.C.C.P. (o dei suoi C.S.I.; sempre da quelle parti ci si ritrova).

E, con molta sorpresa, la mia ex, che non ha mai dato cenni di vita sul mio profilo negli ultimi sei anni, ha subito messo un mi piace. Però, ho pensato, questa dev’essere la dimostrazione che Geografia di un corpo è un album che chiunque può apprezzare, anche una persona dai gusti totalmente diversi dai tuoi.

Sarà forse per via dei nove musicisti che si sono rinchiusi per quattro giorni in un casolare, prima provando e poi registrando i brani in presa diretta. Il loro affiatamento, ho pensato, arriva perché è onesto e sincero, non scimmiotta né le band di Ferretti né i Joy Division. Crea qualcosa che è loro, solo loro, una sorta di post-punk poetico.

Così, per rafforzare questa mia tesi, dopo qualche giorno ho deciso di pubblicare un’altra canzone dell’album, Cosmonauta, scegliendo di citare la frase “Sfonda il cuore la tua assenza e non passa mai”. Dopo pochi minuti, puntuale, è arrivato il mi piace.

Sarà, ho pensato, per via dei testi di Pieralberto Valli che, all’interno, hanno molti riferimenti: letterari come Philip Dick e Michel Houellebecq, o cinematografici come Pavel Lungin. Ci sono anche dei riferimenti che hanno a che fare con un movimento cristiano ortodosso ma, ricordando bene come la mia ex bestemmiava nelle nostre liti, ho pensato che questi fossero del tutto irrilevanti.

Per essere sicuro della mia tesi, che mi ha fatto pensare di aver trovato il disco ideale, quello che chiunque può apprezzare, ho deciso di fare un terzo tentativo. Così, ho postato il video di Pavlov, brano composto da sole sei parole che si ripetono. Come sempre, ho scritto anche parte del testo, senza le ripetizioni: “Lei e la sua crepa / Lei è la sua crepa / Crepa”.

A questo giro, però, la mia ex non ha messo nessun mi piace. Strano, ho pensato: forse il pezzo non le è piaciuto così tanto.

Sarà, ho pensato, perché l’album ha al suo interno sia brani lenti sia brani più movimentati e lei, forse, non ama i cambi di ritmo. O forse, di questo brano, non ha amato la ripetizione, tipica, che coincide con la famosa teoria del riflesso pavloviano. Però, pensavo, la copertina di Yaroslav Vasilyev e il video/documentario realizzato da Christoph Brehme meritano un altro tentativo.

Così, ho pubblicato un ultimo video, quello di Finché c’è vita, citando la frase “Non sono santo di mente, non sono santo per niente”. Il mi piace è arrivato. Ho ragione, ho pensato; la mia tesi sta in piedi. Così le ho scritto, dopo sei anni di totale indifferenza reciproca, per farle sapere che ero contento le piacesse questo album, a mio avviso uno dei più belli usciti negli ultimi mesi.

Lei, ancora non me ne capacito, ha risposto citando il titolo di un’altra canzone. Di Marco Masini.

(Pubblicato su Expedit contro Kallax)

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