Colapesce: Egomostro

colapesce2015

Pubblicato mercoledì 4 febbraio il nuovo album di Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, è stato anticipato nei mesi precedenti da due singoli-non singoli (“Maledetti italiani” a novembre e “L’altra guancia”a gennaio). Egomostro, che segue a tre anni di distanza Un meraviglioso declino (vincitore del Premio Tenco 2012), è un album che ruota sul cantautore siciliano e i suoi rapporti personali ma può anche considerarsi un lavoro da leggere a vari livelli, in base alla sensibilità e all’attenzione di chi ascolta. È, potenzialmente, un disco rivoluzionario, poetico, intimista, romantico, astratto o solamente il solito prodotto del sottobosco indie.

L’album è composto da dodici canzoni, scelte tra una rosa di circa quaranta brani realizzati negli ultimi due anni, e mostra il percorso di crescita di Colapesce, iniziato dieci anni fa con gli Albanopower (progetto non sciolto ma ancora in stand by). Con Egomostro, Colapesce cerca di continuare la propria maturazione musicale, ripercorrendo i propri passi (“Sottocoperta”) e al tempo stesso provando a distaccarsene con l’aggiunta dell’elettronica (e del fuzz, come in “Dopo il diluvio”), in un risultato che ha un deciso suono pop. A fare da introduzione alle intenzioni dell’album è “Entra pure” (“dentro la bocca dell’io estraggo il dente, crolla la mia integrità”), che anticipa i dodici brani scritti con la solita delicatezza sussurrata – nei testi come nel cantato -, attraverso atmosfere curat(iv)e con le quali ci ricorda che “non siamo eroi di un videogame” (da “Dopo il diluvio”), che bisogna“difendere le idee con il fiato e con le labbra” (da “L’altra guancia”) e che in questa società serve più onestà e meno furbizia (“ma che bel bambino, insegnategli a essere onesto, ché i furbi combinano solo casino”, da “Maledetti italiani”). Il disco, meno acustico, è un breve resoconto della quotidianità del cantautore siciliano, una sorta di diario delle paure (“Sold Out”), delle emozioni (“Reale”), delle insicurezze (“Passami il pane”) e dei rapporti personali (“L’altra guancia”), che mostra la parte buona e quella cattiva del maledetto italiano che si nasconde dentro ognuno di noi.
Leggendo tra le righe, sembra quasi che Colapesce voglia invitarci a prendere una posizione, stanco di sentire la parola cambiamento. Le accuse mosse a se stesso e a un popolo che fatica a uscire dagli ultimi trent’anni, in cui si è spacciata per cultura qualcosa che in realtà è solo materiale di largo consumo, possono essere lette come un invito a reagire. Il cantautore siciliano prova a smuovere le coscienze, la sua e la nostra, suggerendo di non arrendersi all’egomostro, ma di smontarlo, ripartendo da sé e dall’amore (“stavolta non consulto più nessuno, amare basta e lo faccio a testa alta”, da “Reale”).
Nell’album, oltre a Mario Conte (che ha anche registrato l’album tra Torino e Siracusa con Giacomo Fiorenza), hanno suonato musicisti già noti nel progetto (come il bassista Giuseppe Sindona) e altri capaci di dare un valore aggiunto (come il batterista Fabio Rondanini, Calibro 35). Tra gli ospiti, da segnalare Vincenzo Vasi e Alfio Antico.

Egomostro è un buon album, che ha tra i punti di forza un linguaggio semplice ma non banale, accessibile a tutti, che richiama la poesia pur essendone distante. È un disco che invita a reagire, a  iniziare una propria rivoluzione personale, riconquistando la bellezza (parafrasando Harold Pinter, in “Esci pure”) e coltivando l’onestà. È, per usare parole dello stesso Colapesce, il suo (e forse anche il nostro) atto di resistenza.

(Pubblicato su Shiver)

Nota: a maggio è prevista l’uscita del graphic novel “La distanza”, realizzato in collaborazione tra Colapesce e Alessandro Baronciani (BAO Publishing), un fumetto che parla di distanza emotiva e geografica.

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